Ancora un viaggio. La sua vita segnata dai ricordi di luoghi cari dove non sarebbe più tornata.
Nei suoi occhi la nebbia mattutina alla banchina n° 5 del porto di Ney York, la nonna e la mamma unite solo da un abbraccio che non avrebbero voluto sciogliere mai e il richiamo per l'imbarco che interrompe bruscamente l'ondata triste dei saluti regalando a molti un inizio di speranza.
Anche il babbo, richiamato alla realtà dal suono insistente della sirena, si avvia con passo lento alla scaletta. Sale i primi gradini, ha una piccola esitazione. Il suo pensiero corre lontano, ad un'altra nave, al suo viaggio verso l'America, ragazzino di appena dodici anni, solo e spaurito: il papà, emigrato anni prima in cerca di lavoro, lo attendeva a New York.
New York... L'arrivo in questa città è ancora vivo nella sua mente. Moltitudini di persone, nazionalità differenti, edifici altissimi che lo intimorivano; così diversi i casali delle campagne piemontesi situati intorno all'unica piazza di un paese di cui conoscevi ogni angolo e ogni abitante.
Acuto è il rimpianto per le vaste distese del Texas dove il clima e la vegetazione rispecchiano il carattere forte, talvolta aspro e violento della popolazione. In questo nuovo mondo, con il lavoro e l'intelligenza si era guadagnato affetto, dovizia e stima.
Incomincia la vita di bordo, noiosa quasi triste. Gli spazi limitati, il tempo cadenzato dal ritmo monotono impresso dalle onde, le cabine di 3^ classe realizzate per una vita adulta, pressoché immobile, dove i giochi dei bambini non sono contemplati; ma la gioia è sul ponte, dove la luce abbaglia e si può fantasticare, ed è qui che Eugenia e Maria corrono non appena possibile affascinate dal mare. Immobili scrutano l'orizzonte poi, come nutrite dal calore del sole, corrono e ad occhi aperti sognano assalti di corsari.
Eugenia, la piccolina chiede spesso quanto durerà il viaggio e Maria, ripetendo le parole che la mamma usa
per soddisfare la loro curiosità, racconta di paesi piccoli circondati da prati verdi, di case accoglienti e di cuginetti con cui giocare.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaMolto bello RIta. Il tema del viaggio, dello sradicamento dalle proprie terre, come metempsicosi del distacco dalle proprie abitudini, è molto presente nei tuoi post; quasi fosse una parte importante della tua storia di vita. Comunque è sempre affrontato più sottolineando la speranza insita nel cambiamento (evidenziata dal quadretto di Eugenia e Maria che giocano e sognano paesi circondati da prati verdi e cuginetti con cui giocare) che non la malinconia del distacco.
RispondiEliminaE' molto bello il tema del viaggio come nostalgia ed abbandono delle proprie abitudini. Mi è piaciuto molto anche il ricordo del padre e la nostalgia di un'altro distacco.
RispondiEliminaMa anche la tenerezza di Eugenia e Maria mi ha intenerito molto,questo rapporto fra sorelle che cercano di farsi forza l'un l'altra cercando di alleviare la paura del cambiamento.Brava Rita ottimo lavoro e complimenti per lo stile!